© 2016 by Francesco Ardini. Proudly created with Wix.com 

all rights reserved to Francesco Ardini /PIVA:04620550287

  • Facebook Clean


VIVID DREAM 
Clayarch Gimhae Museum, South Korea
13/11 - 20/12/2015

 

La mia residenza presso il ClayArch Gimhae Museum, Corea del Sud, è iniziata osservando le abitazioni intorno al museo nel piccolo paese di Jillye: case estremamente rustiche, povere, la cui struttura antica ha subito rammendi industriali ed economici. Attratto da sempre dal megaron domestico e dai rapporti tra le persone in esso queste case sono state il mio punto di partenza.
I tetti nella periferia coreana sono in maggioranza di un acceso blu elettrico. Storicamente questo dettaglio inizia la propria diffusione nel 1970 poiché c'era la possibilità di rinnovare con un finanziamento pubblico li tetto delle vecchie abitazioni. Questo colore, visibile dalle strade, era simbolo di un rinnovato benessere. Il colore copiava quello di antichi palazzi nobili con i coppi in cotto smaltato di blu, simbolo di nobiltà.
Oggi i coppi vengono dipinti a freddo o direttamente sostituiti con una lamiera blu che li imita. Un autentico fake in ogni dettaglio. Questi materiali rendono spesso la periferia "o-scena" ovvero priva di scena armonica. Anche nella cosmopolita Seoul ho riscontrato una forte volontà di assomigliare all'Occidente: c'è sete di caffè piuttosto che di tè, di grafi legati al consumo e ai prodotti globali piuttosto che di poetiche metafore sulla natura, tradotte con sapienti colpi di pennello su ceramica e altri materiali.
Quel blu sintetico e plastico sta coprendo ogni cosa, non solo i tetti.
Ho recuperato delle tegole di case che una volta sorgevano nell'area dove ora c'è il museo. Sono semplici, artigianali e bellissime con i loro secoli di storia. Ho verniciato un lato con lo stesso blu usato sui tetti e successivamente l'ho aggredito con utensili metallici, facendo così trasparire dei disegni fatti in precedenza a pennello con la stessa leggerezza che si usa sui vasi in ceramica e porcellana: è un monito a non dimenticare il sapere millenario e universale che si cela sotto il moderno blu sintetico.
La mia osservazione poi si è spostata all'interno della casa.
Le opere si fanno più intime, viscerali.
In Corea ho avuto la possibilità di sperimentare grandi opere in porcellana. Ho modellato delle forme poi diventate corpi femminili: nudi, fragili, non risolti ma vivi, dato che hanno entrambi una visibile torsione.
I colori ne esaltano la pelle e gli strati tirati via con oggetti trovati nell' abitazione che mi ospita: una piccola tazza in porcellana, una bacchetta, un pettine, uno specchietto e un coltello. Vanità e nutrimento, normalità per una donna in una casa.
Nell' ambiente domestico viviamo le maggiori tensioni della nostra vita, ciò che accudisce poi può ferire.
I colpi, i tagli mostrano una sofferenza vissuta ma mai mortale che genera una singolare bellezza. I corpi indossano dell'intimo femminile imbevuto nella porcellana, rompendo una voluta classicità, per parlare di una disarmante normalità legata al presente comune.
Mattoni bianchi e tavoli completano il sostegno alle sculture simboli del convivio domestico.
Il rosa si sostituisce al rosso, che generalmente segna le ferite.
Nulla è più vero che raccontare il vissuto sulla pelle.
È proprio sulla pelle che sviluppo una serie di lavori che ne mostrano strato per strato, brandello per brandello, la bellezza distorta e carnale. Appesa come una scultorea tela di Francis Bacon, la pelle di porcellana si mostra senza un legame ad un corpo definito, ma piuttosto cucita in maniera inscindibile alla forma che la sostiene.
Un vecchio vestito usato compone il telaio astratto su cui la pelle di porcellana si adagia. Il vestito è sempre a contatto con la pelle, ne assorbe l'odore, si deforma per contenerla tutta. A metà tra l'oggetto/feticcio da cui non riusciamo a separarci ed una tela che sfuma dal bianco puro al rosa di diversa intensità, l'opera diventa astratta e un sostegno a mezz'aria le conferisce leggerezza, portando con sé, nei filamenti che la strutturano, residui dell'ambiente domestico da cui proviene.
Nella residenza in Corea del Sud , nella periferica area in cui il museo ClayArch si trova, mi è sembrato di fare un viaggio nel passato...in case di carta di riso misto a materiali economici e industriali, fra donne affaticate dal lavoro con la pelle segnata e il sorriso amaro.
Ho usato un materiale nobile come la porcellana per parlare del quotidiano in tutta la sua silenziosa violenza.
(F.Ardini)

 

 

 

 

My residency at ClayArch Gimhae Museum, South Korea, has begun looking at the buildings around the museum, in the small village of Jillye: very poor houses, whose ancient structure has been renewed in cheap and industrial manner. Yet attracted to the domestic megaron and to the relationship between the people iniside it, I think these buildings are the starting point to my research.
The majority of Korean suburban roofs are printed in light electric blue. This is a tradition started in 1970, when the population had the chance to renew the roofs of old buildings with public funding. That colour was a symbol for a new wellness. That colour was similar to the blue-glazed one used in noble palaces as for roof, to symbolize their prosperity.
Today the roof tiles are directly printed in blue or replaced with a blue metal sheet similar to them. An authentic fake in every detail. These materials make the suburbs a disharmonic set. Even in the cosmopolitan Seoul I found a strong will to be like the Western culture: coffee instead of tea, consumption of global products instead of sensitive metaphores of Nature. That synthetic blue is covering everything, not only roofs.
I recovered some roof tiles, previously used in the past for the building in the area of the new museum. They are simple, handcrafted and beautiful with a lot of history in them. I printed them in the same blue used for the roofs and I hit them with metal utensils, making the drawings underneath it visible. I made them softly, as the one drawn in ceramic and porcelain vases: it is a warning not to forget the old and universal knowledge under the modern synthetic blue. 
My consideration has then moved to the inner part of the house.
The works become deeper, visceral.
Here in South Korea I had the chance to experiment big porcelain works. I modeled shapes to make them look feminine: naked, fragile, unresolved, but alive, with their clear twisting. The colours intensify their skin and the layers of the works. I used some objects to wash away layers from the bodies: a little porcelain cup, a chopstick, a comb, a little mirror and a knife. Vanity and nourishment, a normality for a woman in a house.
In the domestic environment we live the biggest tensions of our lives, who takes care of you can then hurt you. The hits, the cuts show a true suffering, but never mortal, which create an unique beauty. The bodies wear ladies' underwear, soaked in porcelain, breaking their classical nature, done on purpose, to describe the endearing normality of the common present.
White bricks and tables complete the support for the sculptures, symbols for the domestic table.
The pink replaces the red, usually used for wounds. Nothing is as true as telling the past lived on the skin.
The skin becomes the central theme of a series of works, which show layers by layers, shred by shred, the distorted and carnal beauty. Hung as a sculptural canvas by Francis Bacon, the porcelain skin shows off without bonds to a defined body, but it appears sewed to the structure which support it.
An old dressed has been used as abstracted framework on which the skin is laid. The dress is always on the skin, it absorbs its smell, deforms to contain the body. Between a fetish from which we can not separate, to a canvas with pure white and pink of different intensity, the work becomes abstracted and the flying support gives lightness to it, and its fibres drag domestic elements.
In my residency in South Korea, in the suburbal area in which the ClayArch Museum is located, it felt like travelling in the past, in rice-paper houses, with parts of cheap and industrial materials, between tired women, with their skin marked by fatigue and their bitter smiles.
I used the noble material of porcelain to talk about the daily life, with all its silent violence.

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now